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infarto e denti

La prevenzione dell’infarto parte anche dal dentista.

Secondo le statistiche, solo 2/3 dei casi di malattia cardiovascolare sono correlati a fattori di rischio comunemente noti (ipertensione, diabete mellito, età, alti livelli plasmatici di colesterolo e trigliceridi, fumo, stress, consumo di alcool e altro ancora). Ecco perché, a questo punto, i ricercatori e gli studiosi si sono mossi alla ricerca di nuovi possibili fattori di rischio.

Dagli studi condotti, emerge che l’infiammazione gioca un ruolo importante aumentando il rischio di accidenti cardiovascolari.
L’infiammazione cronica più diffusa nella popolazione mondiale è la malattia parodontale, cioè la malattia infiammatoria di causa batterica, che colpisce l’osso di sostegno dei denti e le gengive, e il legamento parodontale. Se l’igiene non viene fatta in modo accurato e si hanno gengive gonfie e sanguinanti, pur non dolenti, i batteri si possono diffondere nel sangue e andare a colonizzare a distanza le pareti delle arterie, nei punti dove queste presentano strettoie o  irregolarità patologiche della parete interna, presenti spesso già intorno ai 40 anni».
Quindi, un problema che pensiamo sia «solo della bocca» può diventare di un altro organo e causare danni molto più gravi: dall’ostruzione di una piccola arteria a trombosi di un distretto più grande nei casi più sfortunati. La conclusione degli studi è che in corso di trattamento parodontale meccanico intensivo, non associato a somministrazione sistemica di farmaci, si scatena una reazione infiammatoria acuta di breve durata e si verifica un peggioramento temporaneo della funzione endoteliale. Dopo circa 6 mesi dalla terapia, al contrario, insieme al miglioramento della salute orale (riduzione degli indici parodontali), si guadagna un recupero della funzione endoteliale con un aumento della elasticità delle arterie.

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