La prevenzione dell’infarto arriva anche dal dentista.

shutterstock_116229451 web Controllare la salute dei nostri denti non è solo importante per conservare un bel sorriso, ma diventa segnale di allarme preventivo per il nostro organismo». Il consiglio arriva direttamente da Enrico Rivarossa, medico chirurgo specialista in odontostomatologia, direttore sanitario degli studi dentistici «Rivarossa Team» di Alba, in via Ognissanti 30, e Fossano, in via Emanuele Filiberto 34.

«E’ scientificamente provato, ormai da un decennio – spiega Il dott. Enrico Rivarossa -, che l’infiammazione cronica, alzando il livello di allerta del nostro sistema immunitario, in qualsiasi distretto dell’organismo, scatena una serie di reazioni che modificano profondamente i meccanismi interni di tutto il nostro corpo. Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte negli Stati Uniti d’America, in Europa e in Asia».

Secondo le statistiche, solo 2/3 dei casi di malattia cardiovascolare sono correlati a fattori di rischio comunemente noti (ipertensione, diabete mellito, età, alti livelli plasmatici di colesterolo e trigliceridi, fumo, stress, consumo di alcool e altro ancora). Ecco perché, a questo punto, i ricercatori e gli studiosi si sono mossi alla ricerca di nuovi possibili fattori di rischio.

Dagli studi condotti, emerge che l’infiammazione gioca un ruolo importante aumentando il rischio di accidenti cardiovascolari.

Considerando poi l’esistenza di elementi comuni – età, diabete mellito, stress e fumo – tra le malattie cardiovascolari e malattia parodontale, l’attenzione della comunità medica e odontoiatrica mondiale nell’ultimo decennio si è prestata allo studio di una possibile associazione tra le due patologie.

Mette in guardia il Dott. Enrico Rivarossa: «L’infiammazione cronica più diffusa nella popolazione mondiale è la malattia parodontale, cioè la malattia infiammatoria di causa batterica, che colpisce l’osso di sostegno dei denti e le gengive, e il legamento parodontale. Se l’igiene non viene fatta in modo accurato e si hanno gengive gonfie e sanguinanti, pur non dolenti, i batteri si possono diffondere nel sangue e andare a colonizzare a distanza le pareti delle arterie, nei punti dove queste presentano strettoie o irregolarità patologiche della parete interna, presenti spesso già intorno ai 40 anni».

Quindi, un problema che pensiamo sia «solo della bocca» può diventare di un altro organo e causare danni molto più gravi: dall’ostruzione di una piccola arteria a trombosi di un distretto più grande nei casi più sfortunati. La conclusione degli studi è che in corso di trattamento parodontale meccanico intensivo, non associato a somministrazione sistemica di farmaci, si scatena una reazione infiammatoria acuta di breve durata e si verifica un peggioramento temporaneo della funzione endoteliale. Dopo circa 6 mesi dalla terapia, al contrario, insieme al miglioramento della salute orale (riduzione degli indici parodontali), si guadagna un recupero della funzione endoteliale con un aumento della elasticità delle arterie.

«Si può dunque affermare l’esistenza di un’associazione diretta tra malattia parodontale non trattata, disfunzione endoteliale e aterosclerosi con conseguente aumento del rischio di malattia del miocardio e infarto nei pazienti parodontopatici – conclude Enrico Rivarossa -. Per eliminare e distruggere questi batteri nell’ambiente orale non esistono né antibiotici né tanto meno dentifrici miracolosi: l’unico modo è rimuovere perfettamente il tartaro dalle radici dei denti con una scrupolosa igiene dentale».

Di conseguenza, sarebbe importante realizzare una cooperazione interdisciplinare con finalità preventive tra cardiologo, odontoiatra e medico internista allo scopo di rendere consapevoli i pazienti dell’esistenza di questa associazione con le patologie cardiovascolari e sottoponendoli alle cure parodontali necessarie.
Imparando così a vedere in un sorriso sano, non soltanto il lato estetico, quanto l’espressione di «buona salute».